nucleo

Musica

e notte
e rumore necessario.
L’estate agonizza
io le faccio compagnia
solidale.
Chè a sentirsi carta straccia
si gode all’infinito.
Difesa.
Offesa.
Ho care le mie terga
le proteggo
da diplomatiche bugie
e illusioni a buon mercato.
Sono qui
nucleo di carne dura
e sangue vivo.
Sono qui.
Sono io.
Il resto è nebbia che svapora.

rotolando

Arriva il tempo

in cui il tempo

scandito

non serve più.

Solo inciampare di ore

di minuti

che spazzano via

pensieri stantii.

Stamattina non ero nata

adesso sono un’altra.

lontano

Distesa a guardare

l’orizzonte passato

ricevo i tuoi insulti

d’amore ferito.

Ti tendo l’anima

accoglila.

spiragli

Sole diviso in lamelle di luce

fessure di anima

incastri perfetti.

consapevole

Come dardi infuocati

parole scoccate da bocche indecenti

fendono l’aria malata di morte.

Ho guardato il tuo corpo bruciare

scattare come un pupazzo a molla

sciogliersi

cera al calore che emano.

E profumo di fiori

chè ogni morto ha fiori bianchi

e unguenti odorosi.

Ho guardato il tuo corpo

immoto

liquefatto

e la testa penzolante dalla pira

vuoto tempio di parole

e pensieri e baci

vuoto tempio di inutili ricordi.

Ho respirato forte l’odore

di quello che resta.

l’attesa

C’è qualcosa di terribile e innaturale

nel nostro sopravvivere

cambiando aspetto

nonostante l’immutabilità del sole e delle stagioni.

Eterno dilemma

che mi percuote dentro

quando guardo me stessa bambina

girare in tondo

più piccola della mia piccola bici

dove ancora oggi

passati decenni come candele consunte

calpesto lo stesso suolo

e accarezzo le stesse fronde.

C’è qualcosa di innaturale

di profondamente perverso

nella vita che vede scorrere la vita

assistendo

muta

allo spettacolo dell’attesa.

anima ferita

La mia vita è una città dopo la guerra

case distrutte

macerie fumanti

corpi e futuro inceneriti.

La mia vita è un campo di croci bianche

una per ogni speranza

per ogni amore bruciato

alla luce abbacinante

di una bomba esplosa.

deserto di mare

Ho rivisto il mare

-miracolo probabile-

io

vittima del dare tutto per scontato.

Ho toccato il mare

fresca trasparenza

mare di sempre

mare di mai

mare sognato per due che erano uno

mare di mani che non si sfioreranno più.

Lo guardo

si increspa sotto il sole

pare mi parli

mi dica che gli assomiglio

stessa indifferenza

stessa faticosa dignità.

come una giostra

Provo a comunicare

tu non comunichi

lui comunica ma non serve a niente.

Giriamo su questa giostra assurda

ci guardiamo in faccia

e non sembriamo diversi

da Biancaneve

dal cavallo bianco

dalla seicento di cartongesso color argento.

Girando per ore ed ore

istupiditi dalla forza centrifuga

che ci tiene incollati al nostro posto

passiamo in rassegna

in ordine di tempo

abbandoni

rivelazioni traumatiche

perdite

storie passeggere.

E ci perdiamo nel progetto

di una costruzione azzardata

sulla nostra anima fragile.



potrei bastarmi

L’importanza che rivesto

ai miei occhi

perchè altri occhi non sono

è toccarmi le mani

il viso

il corpo

per sapere di esserci.

Potrei bastarmi

programmare il mio tempo

per chi chiede

senza aver chiesto mai.

Poi disporre di quel che resta

e regalare resurrezione

all’anima spersa.

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