morbide incertezze

Se la vita che gli altri

cuciono pazienti

è uno due tre marciare

io destrutturo e scompongo

plasmo come son capace

una massa amorfa

di morbide incertezze.

in incognito

Coniugare il verbo mediare

declinare l’armonia in tutte le forme possibili

ma reali no

non è reale quello che ho costruito

paziente e ostinata

sulla facciata di me stessa

quella esposta alle intemperie

agli sguardi della gente che scruta curiosa e non vede

ed io non voglio che veda

che beva e divori

le trame allargate della mia anima

pasto ambito

cibo per cannibali stupidamente voraci

affamati del sangue degli altri

per nutrire la propria cattiveria

e l’ignoranza

e la capacità malvagia di disperdere le emozioni altrui

come coriandoli a carnevale

magari presi e ripresi

sporcati dalla polvere e dall’insolenza inconsapevole

di scarpe e tramestii.

stati di sospensione

Gli occhi

errabondi

versano uno sguardo indifferente

su un vortice di schiuma

mentre la pasta si arrende al suo destino.

L’assenza di pensieri

di pensieri che abbiano senso logico

è una culla che dondola piano

ovatta tiepida che avvolge.

E tu mi chiedi

garrula

se voglio vedere un film

uscire

sorridere

spargere parole inutili.

terra bruciata

E l’idea improvvisa
salutata con gioia
attecchisce nel cuore
chè la testa è in guerra
e l’amore si arruola volontario
“non lascio niente dietro di me”
e si batte con coraggio
e combatte con ardore
sperimenta mediazioni impossibili
tributo ad un’ipotesi
malmenata maltrattata violentata
di futuro.

raggrumato in un nodo nero e scuro

Oh bene

son rimasta a guardare il cielo come una povera stupida

e le mani vuote.

Chè io ci provo

ad aggrapparmi a qualcuno

ma la presa scivola via

e così gli obiettivi materiali.

Paralisi degli arti superiori

paralisi del cuore.

Mi hai scatenato contro l’ira di Dio

ti ho lanciato un sasso

e per questo ho pagato.

E pago ancora.

E pagherò finchè le mie braccia non avranno forza

per tirare su le maniche.

Se l’odio è l’altra faccia dell’amore

almeno una volta ho amato davvero.

Una concezione “zen” della vita

mi suggerisce il superamento dei sentimenti negativi

ma la mia rabbia è enorme

corposa

tangibile.

Non so smaltirla

metabolizzarla

trasformarla in energia utile.

Se ne sta lì come un pasto mal digerito

una catena ai piedi

una bestia feroce in gabbia

che misura a grandi falcate

la distanza fra lati opposti.

rebirth

E correndo controvento

nell’aria bruciata

spenta

ho visto me stessa

inchiodata all’asfalto

con le braccia spalancate

come quelle di Cristo.

Lo sguardo al cielo

gli occhi sbarrati

e ogni canale aperto

per ricevere suoni

odori

impulsi stellari.

E una benedizione di morte.

zucchero

Buono per tutte le stagioni e le circostanze

riflessione in giallo ocra e profumo di sigaro cubano

lontano nel tempo

al tempo delle antenne sulle terrazze in quell’aprile di tanti anni fa

e adesso tagliuzza sfrangia adatta rendi conforme.

Chè poi basti averne minima cura

nessun pensiero

e tu possa andartene fiera a vendere aria e caramelle colorate.

E sedere su una panchina sotto il sole rovente

con le mani attaccaticce di sudore zucchero e sogni sciolti come panna.

E parlare al vecchio signore col giornale sotto il braccio ridendo

e guardare la gatta nera incinta come te.

E darle da mangiare solidale

chè pensi ai piccoli che verranno.

E vedere la barca attraccare

e i pescatori muoversi con secchi enormi di pesci vivi.

E pensare che finchè ci saranno sole caramelle pesci e bimbi

non potrà mai essere finita davvero.

E guardare il mare perdendo lo sguardo fra le nuvole bianche lontane.

E andare via lentamente leccando le dita collose di fragola e arancia

e guardare indietro e cogliere l’incandescenza della luce del tramonto

che fa il mare rosso sangria.

E percorrere la strada lentamente perché non c’è fretta

e mai nessuno potrà affiancare il suo passo al tuo

per portarti via pochi spiccioli di anima.

E dire alla gente a tutta la gente che finchè avrai benzina nelle gambe forti

camminerai lungo la retta tracciata per te dai burattinai che giocano nel cielo.

il tuo domani

Se chiuderai la porta sul tempo che mi resta
non pensare mai al cielo di aprile
al caldo della fine di un ottobre lontano

ai riflessi sul lago verde
come iridi verde lago.

Guarda avanti
mangia il tuo domani
spoglio
sporco

domani prefabbricato come case a schiera
e giardinetti recintati di luoghi comuni
dove pianterai alberi e bugie.

risacca

La stella indica il mare

non so quale stella

conosco il mare

madre

padre

famiglia vera

unica e sola

che accompagnò i miei primi passi

consolò il dolore

asciugando le lacrime.

Immensa distesa nera

eterna ed immota

quando solo guardarla

voleva dire essere a casa.

ad ogni costo

Se è vero

e lo è

che mi son fermata come un blocco di carne

e sangue

e terminazioni nervose

comprimendo l’anima

regolandone il respiro

per seguire con la mente il canto di certe sirene saccenti

posso decidere

decidere-io-

di invertire la rotta di un incidente chiamato vita

e di adeguare il mio respiro al respiro degli adeguati

o di continuare

e perseguire

e proseguire sulla mia via spezzata

accidentata

a volte impossibile da percorrere

ma mia.

Gli altri

-gli altri-

mi guarderanno senza vedermi

o scuoteranno il capo

in ogni caso volteranno le spalle.

Funziona così

questo blocco di carne e sangue

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