Archivio per Febbraio 2008|pagina archivio mensile

terra bruciata

E l’idea improvvisa
salutata con gioia
attecchisce nel cuore
chè la testa è in guerra
e l’amore si arruola volontario
“non lascio niente dietro di me”
e si batte con coraggio
e combatte con ardore
sperimenta mediazioni impossibili
tributo ad un’ipotesi
malmenata maltrattata violentata
di futuro.

raggrumato in un nodo nero e scuro

Oh bene

son rimasta a guardare il cielo come una povera stupida

e le mani vuote.

Chè io ci provo

ad aggrapparmi a qualcuno

ma la presa scivola via

e così gli obiettivi materiali.

Paralisi degli arti superiori

paralisi del cuore.

Mi hai scatenato contro l’ira di Dio

ti ho lanciato un sasso

e per questo ho pagato.

E pago ancora.

E pagherò finchè le mie braccia non avranno forza

per tirare su le maniche.

Se l’odio è l’altra faccia dell’amore

almeno una volta ho amato davvero.

Una concezione “zen” della vita

mi suggerisce il superamento dei sentimenti negativi

ma la mia rabbia è enorme

corposa

tangibile.

Non so smaltirla

metabolizzarla

trasformarla in energia utile.

Se ne sta lì come un pasto mal digerito

una catena ai piedi

una bestia feroce in gabbia

che misura a grandi falcate

la distanza fra lati opposti.

rebirth

E correndo controvento

nell’aria bruciata

spenta

ho visto me stessa

inchiodata all’asfalto

con le braccia spalancate

come quelle di Cristo.

Lo sguardo al cielo

gli occhi sbarrati

e ogni canale aperto

per ricevere suoni

odori

impulsi stellari.

E una benedizione di morte.

zucchero

Buono per tutte le stagioni e le circostanze

riflessione in giallo ocra e profumo di sigaro cubano

lontano nel tempo

al tempo delle antenne sulle terrazze in quell’aprile di tanti anni fa

e adesso tagliuzza sfrangia adatta rendi conforme.

Chè poi basti averne minima cura

nessun pensiero

e tu possa andartene fiera a vendere aria e caramelle colorate.

E sedere su una panchina sotto il sole rovente

con le mani attaccaticce di sudore zucchero e sogni sciolti come panna.

E parlare al vecchio signore col giornale sotto il braccio ridendo

e guardare la gatta nera incinta come te.

E darle da mangiare solidale

chè pensi ai piccoli che verranno.

E vedere la barca attraccare

e i pescatori muoversi con secchi enormi di pesci vivi.

E pensare che finchè ci saranno sole caramelle pesci e bimbi

non potrà mai essere finita davvero.

E guardare il mare perdendo lo sguardo fra le nuvole bianche lontane.

E andare via lentamente leccando le dita collose di fragola e arancia

e guardare indietro e cogliere l’incandescenza della luce del tramonto

che fa il mare rosso sangria.

E percorrere la strada lentamente perché non c’è fretta

e mai nessuno potrà affiancare il suo passo al tuo

per portarti via pochi spiccioli di anima.

E dire alla gente a tutta la gente che finchè avrai benzina nelle gambe forti

camminerai lungo la retta tracciata per te dai burattinai che giocano nel cielo.