Archivio per Ottobre 2007|pagina archivio mensile
mulini a vento
Fatto o da fare
eterno paradigma del mio passaggio silenzioso
vano
replica di antiche repliche
respiravo ma non c’ero.
Un giorno ho riaperto gli occhi
e ho visto un tetto cadente
odio e miseria.
Volevo correre via
sono rimasta a combattere
una guerra
da illusa.
interruttore
Alternata
intermittente
torna la voglia di te
di risentire la tua voce
- la tua che era anche la mia-
al tempo delle illusioni facili
delle convinzioni assurde
infantili.
- Come hai potuto pensarlo?-
- Come ho potuto sperare?-
Eppure eravamo sani
sani solidi
sani solidi disincanti.
La punta del coltello che mi hai piantato dentro
fa ancora molto male.
- Che cosa credevi?-
Ero fatta di carne e sangue
son fatta di carne sangue e testa.
Non posso odiarti
lo vorrei più di ogni altra cosa
ma non so farlo.
E allora mi son seduta sulla sponda del fiume
arida e solitaria
ad aspettare il passaggio
del tuo metaforico cadavere.
Spero accada.
Dammi quest’ultimo scopo.
Permettimi di vederti vinto
ferito
sanguinante.
Eri il signore del mio cuore
la stazione di servizio
che erogava benzina d’amore.
Adesso c’è crisi, sai?
I miei giorni hanno ripreso a snocciolare se stessi
come grani di rosario
uno via l’altro.
La facciata
integra
mostra la sua falsità
a beneficio della massa amorfa
che non amo
che non mi ama.
Ma tu sei lì
lì dov’eri
dove sei sempre stato.
sguardi di cera
Le facce e i personaggi
che mi scorrono lungo i fianchi
in quest’estate torrida
insopportabilmente calda per tutti
- non per me-
le facce dei personaggi
mi cedono palpiti
aliti di vita
sguardi
sguardi
sguardi che vedono
considerano
soppesano
sguardi che incrociano il mio
a volte vacuo
a volte attento.
E sono viva
contro le mie stesse previsioni
elucubrazioni di una veggente pazza
pazza e sola
- sola-
se nel cuore della notte non può chiamare
- chiamare l’altro -
ponte fra la realtà
e l’ovattata anestesia del nulla.
ancora, sempre
Sono ancora qui
io
elemento disturbato dai rumori
che feriscono come vetri rotti
e i tagli sottili sanguinano
gocce di lacrime e anima
se l’anima è ciò che sento piangere e urlare
nelle cavità più grandi del mio corpo.
Voglio adesso una cuccia di silenzio
un rifugio isolato dal vento
dalle grida
dal male sbattuto sulle spalle come corda bagnata.
pagine gialle, torino
L’eternità è di ceramica bianca
testimone muta
di un rialzo di temperatura
l’eternità di altra gente
di storie
di polvere e silenzio
l’eternità del pianto di un bimbo
degli ultimi raggi
dell’ultimo sole
prima di un’alba nuova.
E un’eco di voci lontane
perse nel vento
venuto
venturo
che ci spazzerà via.
Come foglie secche
come sterili pensieri.
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